Gratis o a Pagamento?

Ciao a tutti!!!

E’ da un po’ di tempo che non condivido con voi i miei pensieri, mie competenze, mie riflessioni o semplicemente quello che mi succede facendo il mio lavoro e, per questo, vi chiedo scusa.

Spero almeno che vi sia mancato un poco…o no!? 🙂

Oggi mi trovo a scrivere un articolo che forse in molti troveranno “cattivello”, un argomento che ho sempre posticipato ma è giunto il momento di sfogarmi e raccontare alcune mie esperienze in questo blog, un tema forse più indirizzato agli imprenditori che a coloro che si definiscono export manager.

Vi è mai capitato di esser contatti come (o di contattare – in caso di imprenditori) consulenti sull’export management? Immagino proprio di SI!

Vi è mai capitato di sentirvi dire (o dire – in caso di imprenditori) “ti pago solo se porti dei contratti firmati in azienda!”? Immagino di SI!

C’è una certa coerenza tra questo?! Certo che….NO!!!

In altri articoli ho chiarito chi è e cosa fa un export manager per rendere esplicito qual è il compito, il ruolo all’interno dell’azienda di questa figura e numerosi sono gli articoli in cui ho descritto i lavori che si svolgono, non facili, sempre a contatto con persone di tutto il mondo e sempre in viaggio.

Ma forse tutto questo per gli imprenditori è un qualcosa di… gratuito.

Secondo il mio modesto parere, negli anni passati il ramo consulenziale è stata una fonte di guadagno per coloro che cercavano solo di arricchirsi sulle spalle delle aziende, proponendo servizi eccellenti e dando risultati certi senza però poi muovere un dito per sviluppare il business del cliente.

Oggigiorno la classe consulenziale è cambiata…la crisi economica ha affondato molti “cialtroni” (basti pensare che è possibile trovare online recensioni su chiunque) e ha portato a galla coloro che offrono un servizio professionale e competente.

Precisato questo, ritorno sul principale argomento di questo articolo.

Cara aziende e cari imprenditori…sapete quanto ha investito un export manager per diventare tale? Parliamo di me… 2 lauree (conseguite fuori sede); un master (fuori sede); esperienza di studi all’estero; lavoro all’estero; lavoro in giro per l’Italia; viaggi all’estero per visitare fiere di settore (per ampliare le mie conoscenze); stage infiniti; software di email marketing; software per chiamare internazionali; ecc ecc….! Ok…lo so….sono scelte ma scelte guidate dalla voglia di perfezionarmi ed imparare sempre di più per poter lavorare sempre nel migliore dei modi.

Pensate che tutto questo (ed io sono solo un “piccolo” export manager) abbia valore zero… anzi gratis e legato a delle provvigioni?!

Mi dispiace tanto dirlo ma la mia risposta è NO !!!

L’export manager è una figura professionale ed i consulente che svolgono questa attività hanno dei propri costi di gestione e formazione, ed è impensabile che lavorino gratis o da procacciatori d’affari: coloro che svolgono questo non hanno il diritto, secondo il mio parere, di chiamarsi export manager… hanno il bisogno di cercare un nome diverso o bisogna chiamarsi semplicemente agenti/procacciatori.

Viviamo in un sistema lavorativo dove, per rimanere a passo con i tempi, molti si improvvisano export manager solo perché parlano una lingua straniera, o semplicemente hanno qualche conoscenza all’estero o perché va di moda… ma la mia professionalità (e di chi condivide questo pensiero) non è così!

Trovo impensabile che un professionista lavori gratis (e per fare un export manager sono altissimi i costi, basti pensare ai viaggi all’estero) e che soprattutto gli imprenditori che vogliano intraprendere azioni commerciali con l’estero chiedano questo… è impensabile trasferire il rischio d’impresa a professionisti/consulenti dicendo “se chiudi i contratti all’estero di pago la provvigione”! Ma l’azienda è mia o tua?!

Mi viene in mente un bel paragone: è come se si va dal fruttivendolo a comprare la verdura per i propri figli e dirgli “te la pago solo se mio figlio se la mangia!”… Ahahaha… 😛 ho reso l’idea?!

E’ pur vero che la situazione imprenditoriale italiana è molto precaria e si hanno pochissime risorse economiche da investire ma per vendere all’estero è necessario un piano commerciale e strategico ben studiato, risorse umane e finanziarie dedicate al piano operativo, professionisti che seguano l’andamento della domanda e dell’offerta in maniera tempestiva ed azioni di promozione da fare nel mercato estero

Sono necessarie risorse economiche…! Tante o poche che siamo…ma solo così si potrà avere un risparmio! Si… proprio un risparmi perché investendo bene e pagando (nella giusta maniera) i propri consulenti agiranno nel miglior dei modi per portare del business all’azienda cliente perché si sentiranno in dovere di portare dei risultati.

Scusate lo sfogo e spero di aver reso un po’ più chiara la situazione attuale e penso che sia un qualcosa che è capitato anche a molti miei colleghi che si lamentano di questa situazione o che in silenzio la accettano.

Ognuno di noi, aziende e export manager, cerca di fare il proprio lavoro nel migliore dei modi cercando di portare risultati a casa ma l’export manager consulente è un professionista (almeno io ed alcuni dei colleghi che conosco) e non un “animale da soma” (con tutto il rispetto per questi animali) che deve lavorare sodo per far arricchire l’imprenditore di turno: è un professionista e deve essere considerato tale!

Per gli imprenditori mettersi in mano a consulenti non suona molto bene ma se realmente vogliono andare all’estero hanno due sole possibilità: o assumo direttamente del personale o si affidano a professionisti esterni, investendo risorse per entrare in un nuovo mercato, per avere successo e per portare nuove entrare nella proprio cassa.

Con questo articolo non voglio cambiare le idee agli imprenditori e sicuramente sarà solo una piccola goccia che riempie il vaso ma bisogna avere il coraggio di dire le cose stanno e non bisogna accontentarsi: i servizi consulenziali, se fatti bene e con professionalità, hanno un costo e alla fin fine spetterà all’azienda se accettare o meno e soprattutto valutare se realmente si vuole o si può andare all’estero. Per vendere all’estero non si può “arrangiare” come molte aziende fanno nel mercato locale.

Per quanto riguarda i miei colleghi che lavorano in questo modo, accettando queste condizioni,… mmmm…. in bocca al lupo…

Aspetto i vostri commenti al riguardo, critiche e giudizi… e soprattutto condividete questo articolo se la pensate come me!!!

Grazie…

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