Innovazione ed export

Negli ultimi mesi sono sempre più preso dai numerosi impegni lavorativi ed il caldo delle ultime settimane non aiuta per niente ma ho sempre in mente i miei cari Lettori (spero che non mi abbandonino e che mi scusino se ultimamente scrivo meno) ed il mio blog che piano piano ho fatto crescere. Nell’ultimo mese ho partecipato a numerosi seminari e convegni sull’internazionalizzazione, tutti fatti da grandi esperti di business e di marketing internazionale; uno in particolare ha attirato la mia attenzione ma che sopratutto condivido in pieno: “L’innovazione al centro della strategia di internazionalizzazione” presentato dal Dott. Borello.

Chi ha avuto modo di confrontarsi con me sa benissimo che credo che in qualunque contento lavorativo si devo utilizzare le nuove tecnologia anche in un contesto di internazionalizzazione e di export caratterizzati da un’elevata dinamicità e concorrenza. Non vi preoccupate non vi parlerò in questo articolo di tecnologia, internet o dei social ma semplicemente fare una riflessione sull’argomento e sentire il vostro parere.

Penso che utilizzare l’innovazione nelle strategie di internazionalizzazione vuol dire ridisegnare il proprio business in termini di filiera produttiva-commerciale-distributiva: questo comporta vedere l’intera filiera in ottica di internazionalizzazione. Non bisogna vedere (come fanno la gran parte degli imprenditori italiani) il mercato estero solo come nuove vendite e nuovi clienti ma è fondamentale considerare il mercati estero nella sua completezza, a 360°, cioè anche dal punto di vista dei fornitori e dei partner. Vedendo l’estero in un’ottica completa è necessario gestire i processi per massimizzare l’efficacia e l’efficienza. Guardando l’estero in quest’ottica potete ben capire che non è semplicemente un’azione di export, di ricerca di clienti nuovi, ma si possono aprire mille possibilità ed opportunità per internazionalizzarsi ed essere più competitivi nei nuovi mercati. Tutte le opportunità vanno colte ripensando alla propria catena di valore al fine di creare economie di scala, acquisire risorse e competenze nuove ed, in ultimo ma non meno importante, aumentare le vendite.

Tutte le aziende (a prescindere dal prodotto) sono uguali e strutturate nello stesso identico modo: RISORSE – TRASFORMAZIONE – COMUNICAZIONE – DISTRIBUZIONE. In quest’ottica è fondamentale pensare all’estero come fonte di innovazione, come ho già detto precedentemente, in ottica di filiera produttiva. Se vi soffermate un poco, in quest’ottica è possibile innovare a monte (lato operazioni) e a valle (lato distribuzione/clienti/commerciale).

Per avere una filiera internazionale a monte è fondamentale rivalutare i propri fornitori, le fonti di ricerche, gli strumenti di gestione delle operazione di export: in questo modo si ha un allungamento della filiera che porta ad una internazionalizzazione del processo produttivo e ciò che gli ruota intorno; ad esempio è possibile fare accordi di produzione con un’azienda estera, creare una partnership con una famosa Università americana per il reparto Ricerca & Sviluppo, acquistare una software indiano per la gestione del personale e dei dati, contratto con una società inglese per la gestione del web. In questo modo ci si internazionalizza non solo dal lato clienti ma anche dal lato della gestione e delle risorse nei mercati esteri.

Per avere una filiera internazionale a valle è fondamentale rivalutare i mercati di sbocco per essere sempre più vicino ai clienti finali aumentando il presidio dei canali commerciali: in questo modo si accorcia la filiera per essere presente in maniera concreta nel mercato estero; ad esempio è possibile gestire un magazzino nel nuovo mercato, creare accordi con e-commerce locali per la vendita online, attivare agenti presenti sul territorio e gestirli con un recente software, far gestire da un’azienda locale le attività di promozione e comunicazione.

Una filiera produttiva organizzata e strutturata in quest’ottica cambia completamente la struttura azienda in quanto non si ha più una filiera in linea ma si avrà un networking, ogni operazione sarà gestita da un singolo operatore internazionale specializzato nel farlo e l’azienda produttrice gestirà solo il proprio core business in quanto è specializzata in questo.

Perché essere internazionale anche da questo punto di vista?

Numerosi sono i vantaggi ma ve ne cito solo qualcuno:

  • l’allungamento della filiera a monte permette di trovare una più vasta gamma di soluzioni, prodotti, servizi e tecnologia a rapporti qualità/prezzi potenzialmente più conveniente. Una innovazione e quindi una esternalizzazione di alcune attività rende più flessibile l’azienda e riduce gli investimenti.
  • l’accorciamento della filiera a valle consente di gestire internamente più fasi acquisendo un più alto valore aggiunto e/o aumentare la propria competitività con l’obiettivo di dare maggiore visibilità al brand ed avere riscontri diretti dal mercato che sono fondamentali per il continuo miglioramento dei propri prodotti.

Spero di esser stato chiaro nell’esprimere questo concetto che ritengo fondamentale per competere nei mercati esteri che desiderano un prodotto di elevata qualità, di servizio post vendita e di comunicazione ma sempre con maggiore attenzione al prezzo. Concludo con un semplice chiarimento: internazionalizzare non vuol dire solo vendere all’estero ma offrire una maggiore qualità al consumatore estero e per fare questo bisogna innovare all’interno dell’azienda, nella propria filiera produttiva, senza mai allontanarsi dal core business aziendale: soddisfare il cliente ed essere il più vicino a lui!

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