Halal e Kosher: le nuove opportunità

Oramai il mondo non è più lo stesso e tutti lo sappiamo. I popoli non sono più confinati all’interno del loro paese di origine ma si spostano portando con se le proprie culture ed i propri credi. Questo mescolarsi di culture ha visto negli ultimi anni un boom enorme e tutti si sono dovuti adattare, accettare e tollerare. Sotto questo punto di vista anche le aziende hanno apportato modifiche ai prodotti per rispettare le altre culture e religioni. Fino a poco tempo fa era solo un fenomeno per un mercato di nicchia ma, oggigiorno, avere le certificazioni Halal e Kosher è diventato fondamentale per vendere di più: sia nel mercato di origine acquisendo nuovi consumatori, sia per entrare in nuovi mercati in cui queste certificazioni sono obbligatorie, sia per aumentare il target in tutti i mercati esteri in cui NON sono obbligatorie queste certificazioni.

Preferisco non riportare numeri e grafici sulla grandezza del mercato, sul numero di consumatori che acquistano questi prodotti ma, preferisco (sperando di riuscirci 😛 ) descrivervi la certificazione Halal e quella Kosher per aiutarvi a comprenderle ma soprattutto capire che, oggigiorno, è impensabile perdere una enorme fetta di mercato.

1 – HALAL

La parola araba Halal identifica, nel suo significato primario, tutto ciò che è lecito, in ogni suo aspetto e in ogni sua più larga accezione, contrapponendosi a ciò che è haram e, quindi, proibito. Nel linguaggio comune la parola Halal identifica soprattutto l’insieme di norme e prescrizioni alimentari tipiche della religione islamica e che determinano la liceità o meno di cibi e bevante (ma anche farmaci e cosmetici) che possono essere consumati dai fedeli mussulmani nonché anche tutti i processi di ottenimento e di lavorazione, di preparazione e di cottura degli stessi. Il mondo Halal non è puramente di prodotto, giuridico ed economico ma investe anche quello etico: l’alimento deve essere lecito ma al contempo puro e sano, il suo ottenimento non deve essere frutto di eccesso, di abuso, di prevaricazione e di sofferenza.

Questa ideologia ha fatto sì che anche molti non mussulmani comprino prodotti Halal proprio per il loro elevato standard qualitativo e la garanzia che viene dal controllo di tutta la filiera, dalle materie prime, alla produzione, alla commercializzazione. Si può ben intuire che la certificazione Halal è un elemento di garanzia e tutela sia del consumatore e del cliente ma anche l’azienda produttrice, distributrice e venditrice.

Andando un poco nel particolare, vediamo brevemente quali prodotti non si posso certificare e quali sono ammessi:

Non certificabili: carne e derivati, pur leciti, non macellati secondo le regole Halal; carne di animale morti prima della macellazione; prodotti contenenti ingredienti derivati da prodotti non Halal o nocivi per la saluti.

Certificabili: è possibile certificare tutti i prodotti alimentari (freschi, conservati, surgelati, precotti, semilavorati, liofilizzati, omogeneizzati) e i loro derivati, cosmetici, farmaceutici purché non contenenti sostanze proibite. Le sostanze lecite sono: carne bovina, ovina, pollame, latticini, sughi (non contenenti prodotti illeciti), olio, prodotti ortofrutticoli e pasta.

CERTIFICABILI NON CERTIFICABILI
Carne bovina Carne (e derivati) di maiale e altri suini
Carne ovina Prodotti contenenti sangue
Pollame Alcolici e prodotti contenenti alcolici
Latticini Prodotti contenenti ingredienti derivati da prodotti non Halal
Sughi
Olio
Prodotti ortofrutticoli
Pasta

La certificazione Halal non riguarda solo il settore food ma sta conquistando quote di mercato sempre maggiori anche la cosmetica ed i prodotti per la cura del corpo. Per ottenere la certificazione di questi prodotti bisogna rispettare regole sia per quanto riguarda gli ingredienti che i metodi di fabbricazione. Normalmente, per valutare l’idoneità degli ingredienti in molti casi è sufficiente il possesso dei certificati dei fornitori, confermanti che le materie prime utilizzate siano Halal.

2 – KOSHER

L’aggettivo ebraico Kosher o Kasher significa adatto, conforme, opportuno ed indica quei cibi che si possono consumare perché conformi alla regola. La Kasherut (la normativa ebraica sul cibo) è fondata sulla Bibbia e sull’interpretazione che di essa i rabbini hanno fornito. Gran parte della normativa sul cibo è centrata sulla carne e si può riassumere nella tabella che segue:

ANIMALI PERMESSI ANIMALI PROIBITI
Bovini Maiale
Ovini Coniglio
Caprini Crostacei
Pollame Molluschi
Pesce con pinne o squame Frutti di mare
Olio Coda di rospo
Prodotti ortofrutticoli Anguilla
Pasta

Sono lecite le carni di quei quadrupedi che hanno l’unghia fessa e che ruminano. Dei volatili sono permessi quelli indicati dalla tradizione, più comunemente sono permessi pollame e tacchini. Sono illeciti tutti quegli animali che strisciano o che hanno contatto stretto con il suolo. Per quanto riguarda gli animali acquatici, si possono mangiare tutti quelli che hanno pinne e squame.

I divieti posti dalla Kasherut possono essere riassunti nei punti che seguono:

  • divieto di consumare il sangue;
  • divieto di consumare alcune parti di grasso;
  • divieto di mangiare il nervo sciatico;
  • divieto di mangiare parti tratte da animali vivi;
  • divieto di mangiare un animale permesso e macellato ritualmente qualora presenti malattie o difetti fisici;
  • divieto di mescolare carne e latticini nello stesso pasto.

Per quanto riguarda il vino kosher, non sono previste particolari procedure di preparazione o di invecchiamento, ma deve essere manipolato e sorvegliato nel corso delle varie fasi di lavorazione esclusivamente da personale composto di ebrei osservatori.

Per ogni altra produzione artigianale e industriale, dalla pasticceria alle conserve, deve essere controllata da personale rabbinico specializzato che dovrà accertare se nel prodotto finale non entrino ingredienti proibiti (che possono essere anche additivi) nel processo produttivo. A seconda della complessità della composizione e della natura del prodotto, i processi rabbinici di controllo possono variare di intensità. Talvolta può bastare un’ispezione preliminare e dei controlli casuali, altre volte è necessaria la presenza costante in tutte le fasi di lavorazione.

Riassumendo si può affermare che i principali vantaggi di ottenere queste certificazioni sono le seguenti:

  1. Aumento delle esportazioni verso quei paesi di fede islamica (Halal – requisito doganale imprescindibile) e di fede ebraica (Kosher);
  2. Assecondare la domanda dei distributori locali di acquisti di prodotti certificati in virtù della forte crescita per l’attenzione a questi prodotti;
  3. Trarre vantaggio da una crescita mondiale dei consumatori Halal e Kosher (distribuiti in tutto il mondo);
  4. Sfruttare sinergie ed elementi comuni alla certificazione HACCP;
  5. Ampliare il ventaglio dei propri clienti (anche se non sono religiosi ma desiderano un prodotto di qualità);
  6. Garantire le aspettative del consumatore finale.

Come potete ben capire avere queste certificazioni permette all’azienda di conquistare intere culture ma, sopratutto, unire la qualità del food Made in Italy con culture differenti da quella italiana.

Voi cosa ne pensate? Conviene prendere queste certificazioni?

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