Street Food: utile per l’export?

Quanto ero più piccolo li chiamavo “paninari”, oggi vengono chiamati “Cibo da strada” o, dando un tocco fashion, “Street Food”. La cucina veloce e da strada si è evoluta nel tempo e negli ultimi anni si è sviluppata in maniera smisurata: lo Street Food non lo troviamo più all’uscita dei locali notturni ma è diventato un nuovo modello di business ed una strada per reinventarsi un lavoro.

Tutti conosciamo il genere dello Street Food ma la cosa che sorprende ancora è che la cucina da strada riguarda una vastità di cibi: gli arancini siciliani, gli arrosticini abruzzesi, la pizza napoletana, le olive all’ascolana, i vini di qualità di un determinato territorio, la polenta, il gelato, il cartoccio di frittura e così via. Quindi, non solo panini! In molti hanno ricostruito la propria vita professionale credendo in questo business, molti dei quali si sono specializzati vendendo una sola tipologia di prodotto o prodotti complementari. I principi base della cucina da strada, stilata da streetfood.it, sono i seguenti:

  1. Rispettare storia e tradizione;
  2. Utilizzare ingredienti tipici e tradizionali;
  3. Adottare un’etica;
  4. Rispettare il legame con il territorio;
  5. Utilizzate strumenti artigianali;
  6. Igiene;
  7. Abbinamenti genuini;
  8. Rispettare l’ambiente;
  9. Promuovere il territorio;
  10. Cibo di strada in rete (no all’individualismo).

Leggendo alcuni di questi punti mi vengono in mente molte delle regole che gli imprenditori adottano per vendere in Italia e all’estero: legame con il territorio, prodotto genuino, rispetto con la tradizione, prodotto tipico. C’è una certa affinità tra l’esportazione e lo Street Food?

Lo Street Food è radicato in molte culture straniere in cui il mangiare in bancarelle in mezzo alla strada è qualcosa di normale e convenzionale mentre in Italia questa abitudine l’abbiamo acquisita solo negli ultimissimi anni, contribuendo a formare quei 2,5 miliardi di persone che mangiano cibi di strada quotidianamente (dati della FAO). Molti sono i motivi, secondo uno studio riportato da corriere.it, per cui siamo attratti da questa nuova tendenza:

Street Food

Il buon rapporto tra qualità e prezzo del cibo, l’innovazione e il divertimento, essere a portata di mano per degustare il buon cibo e conoscere il territorio d’origine attirano il consumatore e nella maggior parte dei casi lo fidelizzano anche!

Ma il consumatore dello Street Food non si aspetta le stesso cose di un nuovo cliente estero? Penso che realmente ci siano molte affinità tra questo fenomeno e l’export! Non è possibile far conoscere il proprio prodotto (italiano) attraverso un’ Apecar o un furgone a Berlino, a Bruxelles, a Madrid o a Londra? Testare localmente il proprio Street Food brandizzato e poi sviluppare un franchising all’estero? Oppure proporre questa idea a un parente all’estero per far promuovere il proprio prodotto?

Dite che ho troppa immaginazione? Forse si…però credo che in qualche modo le aziende devono distinguersi, innovare ed attirare l’attenzione del cliente!

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